Con una interessantissima decisione il Giudice di pace di Nocera Inferiore, richiamando i principi generali in materia di contratto di somministrazione, ha escluso la possibilità per i gestori del servizio per la distribuzione dell’acqua potabile, di determinare il canone, avente natura di corrispettivo reso, sulla base dei consumi presuntivi in quanto possono richiedere il pagamento solo per l’acqua effettivamente erogata ( cfr. Trib. Napoli 21.11.2001).
Inoltre,il giudicante, ribadita l’obbligatorietà della forma scritta ad substantiam per i contratti stipulati iure privatorum dalla p.a. nei casi in cui vi sia modificazione dei soggetti del rapporto obbligatorio , ha escluso che la cessione del contratto , allorquando provenga da una p.a. o da un ente pubblico, possa assumersi dai fatti concludenti. ( Cfr. Cass. 12.04.06 n. 8621 ).
La questione riguarda la prassi di molti gestori di calcolare i consumi presuntivamente e soprattutto la nuova gestione del servizio idrico integrato – istituito dalla legge Galli – ed affidata a società private le quali sono subentrate nel contratto di somministrazione in mancanza di atto di cessione e soprattutto della sottoscrizione e/o consenso dei contraenti ceduti.
In tale ipotesi, la cessione del contratto è nulla e non può essere suscettibile di eventuali convalide o ratifiche successive non potendosi neppure ammettere la validita’ di manifestazioni di volonta’ implicita o desumibile da comportamenti puramente attuativi “ ( cfr. Cass. civ. 15.03.2004 n. 5234) .
Dott. **************
N/R.G. Sentenza
N…….…….
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE
Repertorio
REPUBBLICA ITALIANA
N………/……
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Data deposito
Mandamento di Nocera Inferiore .….…………
Seconda Sezione Civile
Il Giudice di Pace Dott.ssa *************** ha pronunziato la seguente
S E N T E N ZA
nella causa civile iscritta al N./R.G.
vertente
TRA
, nata il in ed ivi residente alla Via rappresentata e difesa in virtù di mandato a margine dell’atto di citazione dall’ ****** presso il cui studio,in alla Via n. elettivamente domicilia
ATTORE
E
G.O.R.I.- GESTIONE OTTIMALE RISORSE IDRICHE-S.P.A con sede legale in Ercolano (NA) alla Via Trentola n. 211 P.I.07599620635,in persona del procuratore speciale e legale rapp.te p.t. Avv.to, rappresentata e difesa in virtù di mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta dall’****** presso il cui studio in alla n. ,elettivamente domicilia
CONVENUTO
PRECISAZIONI DELLE CONCLUSIONI
All’udienza del 07.01. 2010 ,i procuratori hanno concluso come in atti
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione notificato in data ,conveniva in giudizio avanti all’Ufficio del Giudice di Pace di Nocera Inferiore la *************, in persona del legale rapp.te p.t, e premesso che:
– l’indicata ******** ***** inviava all’istante la richiesta di pagamento giusta fattura n. per la fornitura dei servizi idrici integrati relativamente al periodo giugno 2004- dicembre 2005 per un importo di € ;
– che a dire della convenuta sarebbe subentrata al Comune di Angri nella gestione della S.I.I. utilizzando i dati anagrafici forniti dal Comune;
– la pretesa della società convenuta era del tutto illegittima, sia perché in assenza di un accordo contrattuale e/o cessione dello stesso inteso a disciplinare il rapporto di somministrazione idrica; sia per l’omessa visione da parte dell’attore del Regolamento del S.I.I. ;
– la richiesta di pagamento era illegittima essendo stato determinato il preteso corrispettivo sulla scorta di un “consumo presunto” ed in mancanza di un’espressa accettazione da parte dell’utente,mancando il contratto “ ove mai stipulato” di un esplicita pattuizione sul punto;
– la bolletta era illegittima anche in relazione a tutte le sue voci oltre che sulla quota di depurazione alla luce della sentenza C.Cost. 335/08. Tanto premesso, l’attore chiedeva di accertare la carenza di legittimazione attiva della ********** nel richiedere le somme di cui alla fattura in atti per mancanza di qualsiasi contratto tra le parti ,ovvero cessione tra il Comune di ***** ,gestore del servizio idrico e la ********** stante l’assenza di un contratto tra il Comune di Angri e l’attore il quale non aveva prestato alcun consenso scritto al presunto contratto di trasferimento; dichiarare non dovute le somme come sopra richieste con condanna della società convenuta al pagamento di € 350,00., ovvero di quella ritenuta equa dall’Autorità adita, ex art. 2043 c.c. oltre al pagamento delle spese e competenze del giudizio con attribuzione.
La G.O.R.I. ***** , ritualmente citata, si costituiva deducendo:
– 1) di essere subentrata ex lege nelle gestione del S.I.I. nell’ATO 3 giusta convenzione stipulata il 30.09.2002 con l’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano, ai sensi della L. 36/’94 e della L.R. 14/097 ,in conformità all’allegato a detta legge e giusta i successivi accordi intercorsi con l’Ente Territoriale;
– 2) la legittimità dell’opposto avviso di pagamento avendo proceduto nel periodo in contestazione alla determinazione del corrispettivo sulla scorta di un “consumo presunto ” calcolato secondo i criteri utilizzati dal Comune di Angri , nonché dell’ importo richiesto “ salvo conguaglio”, come indicato nella bolletta inviata, da effettuarsi all’esito della verifica dell’effettivo consumo;
– 3) chiedeva il rigetto della domanda avanzata a titolo di risarcimento danni ex art. 2043 non essendo provata nonché l’inammissibilità della domanda per i canoni di fognatura e depurazione in quanto avrebbe dovuto essere proposta nei confronti dell’Ente d’Ambito; il tutto con condanna dell’attore al pagamento delle spese e competenze del giudizio.
Dopo un rinvio per conclusioni e discussioni, la causa, poiché era fondata su documentazione in atti, veniva riservata per la decisione.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Occorre preliminarmente rilevare in ordine ai canoni di depurazione e fognatura per il periodo indicato nell’atto introduttivo che la Corte Costituzionale con la sentenza n. 38 del 08.02.2010 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale sia dell’art. 2, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413) – come modificato dall’art.3-bis, comma 1, lettera b), del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248 -, nella parte in cui attribuisce alla giurisdizione del giudice tributario le controversie relative alla debenza, a partire dal 3 ottobre 2000, del canone per lo scarico e la depurazione delle acque reflue, quale disciplinato dagli artt. 13 e 14 della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche);sia ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale del medesimo art. 2, comma 2, secondo periodo, del d.lgs. n. 546 del 1992, nella parte in cui attribuisce alla giurisdizione del giudice tributario le controversie relative alla debenza, a partire dal 29 aprile 2006, del canone per lo scarico e la depurazione delle acque reflue, quale disciplinato dagli artt. 154 e 155 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale).La Corte ,in particolare, premettendo che la Commissione tributaria deve essere considerata organo speciale di giurisdizione preesistente nella Costituzione (ex plurimis: sentenze n. 64 del 2008 e n. 50 del 1989; ordinanze n. 144 del 1998, n. 152 del 1997, n. 351 del 1995) è pervenuta alla conclusione della fondatezza della sollevata questione attraverso i seguenti due passaggi argomentativi: 1) la modificazione dell’oggetto della giurisdizione dei giudici speciali preesistenti alla Costituzione è consentita solo se non “snaturi” la materia originariamente attribuita alla cognizione del giudice speciale; 2) una volta che sia esclusa la natura tributaria del canone per lo scarico e la depurazione delle acque reflue, l’attribuzione alla giurisdizione tributaria – ad opera della norma censurata – delle controversie relative a tale canone “snatura” la materia originariamente attribuita alla cognizione del giudice tributario e, conseguentemente, víola l’evocato art. 102, secondo comma, Cost.
Da quanto precede deriva che l’attribuzione alla giurisdizione tributaria di controversie non aventi natura tributaria comporta la violazione del divieto costituzionale di istituire giudici speciali. Tale illegittima attribuzione può derivare, direttamente, da una espressa disposizione legislativa che amplii la giurisdizione tributaria a materie non tributarie ovvero, indirettamente, dall’erronea qualificazione di “tributaria” data dal legislatore (o dall’interprete) ad una particolare materia, come avviene, ad esempio, allorché si riconducano indebitamente alla materia tributaria prestazioni patrimoniali imposte di natura non tributaria (sentenze n. 130 e n. 64 del 2008). Per valutare la sussistenza della denunciata violazione dell’art. 102, secondo comma, Cost., occorre accertare, perciò, se la controversia devoluta alla giurisdizione tributaria abbia o no effettiva natura tributaria.
Con riguardo al sopra menzionato secondo passaggio argomentativo, concernente la natura del canone per lo scarico e la depurazione delle acque reflue di cui alla norma censurata, deve rilevarsi che detto canone nel caso di specie, per un periodo compreso tra giugno 2004 e dicembre 2005 si identifica con la quota della tariffa del servizio idrico integrato riferita ai servizi di pubblica fognatura e di depurazione, disciplinata dagli artt. 13 e 14 della legge n. 36 del 1994 ed applicabile, appunto, con decorrenza dal 3 ottobre 2000, per effetto dell’abrogazione dei commi 5 e 6 dell’art. 62 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole), disposta dal l’art. 24 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 258 (Disposizioni correttive del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, in materia di tutela delle acque dall’inquinamento, a norma dell’art. 1, comma 4, della legge 24 aprile 1998, n. 128).
Come affermato già dalla Corte Cost. con la sentenza n. 335 del 2008, la suddetta tariffa si configura infatti, in tutte le sue componenti, ivi comprese quelle riferite alla fognatura e alla depurazione,«come corrispettivo di una prestazione commerciale complessa, il quale, ancorché determinato nel suo ammontare in base alla legge, trova fonte non in un atto autoritativo direttamente incidente sul patrimonio dell’utente, bensí nel contratto di utenza. L’inestricabile connessione delle suddette componenti è evidenziata, in particolare, dal fatto che, a fronte del pagamento della tariffa,l’utente riceve un complesso di prestazioni, consistenti sia nella somministrazione della risorsa idrica, sia nella fornitura dei servizi di fognatura e depurazione».
Dalla evidenziata esclusione della natura tributaria del canone per lo scarico e la depurazione delle acque reflue dovuto a partire dal 3 ottobre 2000 e disciplinato dagli artt. 13 e 14 della legge n. 36 del 1994 discende, dunque, l’illegittimità costituzionale della norma denunciata, perché questa attribuisce alla giurisdizione tributaria la cognizione di controversie relative a prestazioni patrimoniali di natura non tributaria e, pertanto, si risolve nella istituzione di un giudice speciale vietata dal secondo comma dell’art. 102 Cost.
Gli artt. 13 e 14 della legge n. 36 del 1994 sono stati abrogati, con decorrenza dal 29 aprile 2006, dall’art. 175, comma 1, lettera u), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), e sostituiti dagli artt. 154 e 155 dello stesso decreto legislativo. Tuttavia, anche questi ultimi due articoli – analogamente alle disposizioni abrogate – precisano che le somme dovute dall’utente per i servizi di pubblica fognatura e di depurazione sono componenti della tariffa che costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato.
L’analogia tra le suddette normative succedutesi nel tempo rende evidente che anche le quote di tariffa riferite ai servizi di pubblica fognatura e di depurazione disciplinate dai citati artt. 154 e 155 hanno natura non tributaria, con la conseguenza che le considerazioni dianzi svolte, in ordine alla violazione dell’art. 102, secondo comma, Cost., valgono anche in relazione al “canone”corrispondente a tali quote.
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Nel merito occorre precisare : a) la qualificazione negoziale dei rapporti tra il convenuto e l’ utente rispetto alla fornitura di acqua potabile ha natura privatistica ; b) che si verte in ipotesi di prestazione continuativa di cose nell’ambito di un contratto di somministrazione di diritto privato ( cfr. Cass. civ, sez. un 25.10.1999 n. 752; Cons. di Stato, sez. un., 18.06.1996 n. 724), regolato dagli artt. 1559 c.c. e seguenti, il cui corrispettivo ai sensi dell’art. 1562 c.c. è pagato secondo le scadenze d’uso.Il carattere privatistico ( cfr. Cass. 6 luglio 1990 n. 7159) del rapporto connota la posizione giuridica del privato come diritto soggettivo e non già come interesse legittimo ( cfr. Cass., sez. un., 27.05.1999 ,n. 300).
Al riguardo al Suprema Corte con al sentenza n. 382 del 11.01.2005 ha statuito: a)“la tariffa del servizio idrico integrato si configura, in tutte le sue componenti, come corrispettivo di una prestazione commerciale complessa, il quale, ancorchè determinato nel suo ammontare in base alla legge, trova fonte non in un atto autoritativo direttamente incidente sul patrimonio dell’utente, bensì’ in un contratto di utenza : l’inestricabile connessioni delle suddetti componenti è evidenziata , in particolare, dal fatto che, a fronte del pagamento della tariffa, l’utente riceve un complesso di prestazioni, consistenti sia nella somministrazione della risorsa idrica, sia nella fornitura dei servizi di fognatura e depurazione”;b) con riferimento al canone per l’erogazione di acqua potabile ad uso domestico, il corrispondente credito del comune non trova titolo in potestà impositiva , ma configura il corrispettivo pattuito in un rapporto contrattuale su basi paritetiche ; la fornitura di acqua potabile per impiego domestico ha origine negoziale , ricollegandosi la formazione del consenso alla richiesta del singolo utente ad all’accettazione dell’ente che espleta il servizio” .; c) ” La natura di corrispettivo contrattuale spettante al canone , non viene meno per il fatto che il relativo ammontare sia soggetto , oltre che alle clausole del singolo rapporto di utenza , alle regole generali fissate da norme di legge e di regolamento e da provvedimenti amministrativi in tema di predisposizione delle tariffe, trattandosi di situazione compatibile con il carattere privatistico del rapporto e,peraltro, tipica dell’inserimento di esso nell’ambito di un servizio di pubblico interesse”.
Nel caso in esame dalle esplicite affermazioni e difese in atti pacificamente risulta che il convenuto ha calcolato gli importi nel periodo in contestazione da corrispondere per il servizio acquedotto non sulla base del consumo effettivo , bensì , pur in mancanza di un apposito contratto ( che in atti non è stato prodotto e non è mia stato stipulato) in base ad “ un consumo presunto ” calcolato secondo i criteri utilizzati dal Comune in ragione delle operazioni in corso di completamento e regolarizzazione dei contratti di somministrazione.
All’uopo s’osserva che “ i Comuni nella gestione del servizio per la distribuzione dell’acqua potabile , non possono determinare il canone ,avente natura di corrispettivo reso, sulla base dei consumi presuntivi in quanto possono richiedere il pagamento solo per l’acqua effettivamente erogata “ ( cfr. Trib. Napoli 21.11.2001)
Conseguentemente , alla luce della suindicata giurisprudenza, l’utente è tenuto a corrispondere ,nel caso della lettura del contatore , solo il consumo effettivo ,pertanto , il fruitore in assenza di un esplicita accettazione, come nel caso de quo ove manca la prova della stipula di un contratto ad hoc , non è tenuto a corrispondere un pagamento fondato sul “ calcolo presunto “ , ma solo sull’effettivo consumo (cfr. Cass.24.06.2004 n. 11738).
Occorre , altresi’, considerare che costituisce principio generale, assolutamente pacifico nella giurisprudenza di merito , “che tutti i contratti stipulati dalla pubblica amministrazione (anche quando essa agisce iure privatorum) richiedono la forma scritta ad substantiam,…, sottoscritta da entrambi i contraenti … con la conseguenza che il contratto privo della forma scritta ad substantiam e’ nullo ed insuscettibile di qualsiasi forma di sanatoria , dovendosi, quindi, escludere l’attribuzione di eventuali convalide o ratifiche successive e non potendosi neppure ammettere la validita’ di manifestazioni di volonta’ implicita o desumibile da comportamenti puramente attuativi “ ( cfr. Cass. civ. 15.03.2004 n. 5234) .
I suesposti principi consentono di ritenere che la ******** ***** , in qualità di nuovo gestore del S.I.I. ex art. 2697 c.c., aveva l’onere di dimostrare di aver calcolato il corrispettivo addebitato all’attore sulla base dell’effettivo consumo rilevato e di avere stipulato ex novo un contratto con l’utente nel quale veniva espressamente pattuito la corrisponsione , non rilevando , l’asserzione da parte del convenuto di avere applicato quest’ultimo criterio solo in via provvisoria e di avere richiesto l’importo “ salvo conguaglio “ alla verifica dell’effettivo consumo assunto quest’ultimo che viene riferito ai fini della solo eventuale differenza a saldo dovuta dall’utente e non alla restituzione a quest’ultimo della maggiore somma corrisposta.
Se dunque le norme regolamentari prevedono l’obbligo della G.O.R.I. di effettuare gli addebiti sulla base delle indicazioni del contatore , tale obbligo non puo’ risolversi in un privilegio probatorio, basato sulla non contestabilita’ del dato recato in bolletta.
L’utente ha infatti un diritto di contestazione e di controllo e la G.O.R.I. e’ tenuta a dimostrare sia il corretto funzionamento del contatore sia la corrispondenza tra il dato fornito dal contatore e il dato trascritto nella fattura. In particolare producendo la documentazione relativa all’utenza.
Se tale documentazione (come nella specie) non e’ stata fornita, l’utente ha prova libera della contestazione e tale prova puo’ essere a carattere presuntivo ovvero anche orale (sulle circostanze della normale utenza e dell’impossibilita’ che terzi ne abbiano fatto un
uso anomalo, come avviene nel caso di domestici infedeli).
Ne consegue , pertanto, la dichiarazione dell’illegittimità della somma richiesta non avendo la società convenuta provato nulla al riguardo.
E’ obbligo, inoltre, aggiungere che chi esercita un impresa in regime di monopolio legale ha l’obbligo di contrattare , osservando parità di trattamento, con chiunque richieda le prestazioni , principio non rispettato nel caso quo vertetur non essendo stato stipulato ex novo alcun contratto e non potendo essere preso in considerazione il contratto di somministrazione eventualmente ceduto dal Comune di Angri e ciò in assenza di una valida cessione.
All’uopo, la copiosa giurisprudenza in materia ,ribadendo l’obbligatorietà della forma scritta ab substantiam per i contratti stipulati iure privatorum dalla p.a. nei casi in cui vi sia modificazione dei soggetti del rapporto obbligatorio , ha escluso che la cessione del contratto , allorquando provenga da una p.a. o da un ente pubblico, possa assumersi dai fatti concludenti. ( per tutte Cass. 12.04.06 n. 8621 ).
Ne deriva che il subentro ex lege nella gestione del S.I.I. è distinto dalla cessione del contratto di somministrazione il quale esige la forma scritta essendo la parte cedente una p.a.
Conseguentemente, anche per il suindicato motivo devono dichiararsi non dovute ,perché sine titulo, le somme richieste nella fattura in atti come corrispettivo del S.I.I
Quanto alla richiesta di risarcimento danni avanzata dall’attore nei confronti del convenuto la stessa deve essere rigettata perché non provata.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo in favore del procuratore antistatario dell’attore.
P.Q.M.
Il Giudice di Pace di Nocera Inferiore, definitivamente pronunziando sulla domanda proposta dall’ attore con atto notificato in data così provvede:
1) ACCOGLIE la domanda attorea e, per effetto DICHIARA non dovute le somme richieste dalla G.O.R.I- Gestione Ottimale Risorse Idriche – S.p.a per il S.I.I. di cui alla fattura in atti;
2) RIGETTA la domanda di risarcimento proposta dall’attore in quanto non provata
3) CONDANNA la G.O.R.I.- Gestione Ottimale Risorse Idriche- *****, in persona del legale rapp.te p.t., al pagamento delle spese di giudizio , in favore dell’attore , spese che attribuisce all’ ****** antistatario e che, tenuto conto dell’effettiva attività svolta dal procuratore , liquida in complessive € di cui €. per spese, €. per diritti , €. per onorario , oltre spese generali ,oltre IVA e C.A.P.
Così deciso in Nocera Inferiore 16.02.2009
ILGIUDICE
Dott.ssa ***************
IL CANCELLIERE
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