Intelligenza artificiale in azienda: rischi di discriminazione e strategie di prevenzione

Dall’arrivo dei sistemi di intelligenza artificiale generativa nelle nostre vite all’adozione di sistemi basati sull’AI nelle aziende, il passo è stato breve.

Dall’arrivo prepotente dei sistemi di intelligenza artificiale generativa nelle nostre vite, personali e lavorative, all’adozione di sistemi sempre più basati sull’AI nelle aziende, il passo è stato breve, ma ineluttabile. Quella contro la tecnologia è una guerra che non si può vincere e si tratta di una strada senza ritorno. Detta così potrebbe sembrare una connotazione fortemente negativa, ma la realtà è che la tecnologia non è buona o cattiva, tutto dipende dall’utilizzo che ne viene fatto. E parlando di aziende, le tecnologie basate su AI offrono sempre un duplice punto di vista: se da un lato offrono opportunità straordinarie per migliorare l’efficienza e la produttività, dall’altro comportano anche rischi legati alla discriminazione, anche indiretta, che potrebbe compromettere diritti fondamentali dei lavoratori e danneggiare la reputazione delle imprese. Per approfondire i temi dell’intelligenza artificiale, abbiamo organizzato il “Master in Intelligenza artificiale per avvocati e imprese – Come utilizzare l’AI generativa per un vantaggio competitivo nel settore legale”.

Indice

1. La discriminazione indiretta nell’Intelligenza Artificiale aziendale


La discriminazione indiretta si verifica quando una pratica apparentemente neutra produce effetti sfavorevoli su un determinato gruppo di persone, anche in assenza di un intento discriminatorio. Nel contesto dell’AI, questo problema è particolarmente insidioso perché gli algoritmi non discriminano consapevolmente, ma lo fanno a causa dei dati di addestramento su cui sono costruiti. Se i dati riflettono pregiudizi preesistenti nella società, l’algoritmo non farà altro che perpetuarli.
Un esempio emblematico è rappresentato dal caso di Amazon, che tra il 2014 e il 2017 ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale per automatizzare la selezione del personale. L’obiettivo era ridurre il carico di lavoro umano nella valutazione dei curricula, ma il progetto ha mostrato gravi limiti. L’algoritmo era stato addestrato su curricula raccolti nell’arco di dieci anni, prevalentemente inviati da uomini, a causa della predominanza maschile nel settore tecnologico. Questo ha portato il sistema a penalizzare inconsapevolmente i curricula che includevano termini come “donna” o riferimenti a college femminili.
Nonostante i tentativi di correggere il bias, Amazon ha deciso di interrompere il progetto nel 2017, poiché non era possibile garantire che l’algoritmo non trovasse nuovi modi per discriminare. Questo caso dimostra come i dati storici possano incorporare pregiudizi, rendendo fondamentale un monitoraggio continuo e una progettazione accurata degli algoritmi per prevenire effetti discriminatori. Il volume “Il Regolamento Europeo sull’intelligenza artificiale” curato da Giuseppe Cassano ed Enzo Maria Tripodi si propone di rispondere proprio a queste sfide, offrendo ai professionisti del diritto un quadro completo e aggiornato delle nuove responsabilità giuridiche legate all’uso dell’Intelligenza Artificiale.

FORMATO CARTACEO

Il Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale

Con la diffusione inarrestabile dell’Intelligenza Artificiale nella quotidianità, gli operatori del diritto sono chiamati a interrogarsi sulla capacità dell’attuale tessuto normativo – nazionale, europeo e internazionale – di reggere la forza d’urto dell’IA garantendo al tempo stesso la tutela dei diritti fondamentali a singoli e collettività o, piuttosto, sulla indispensabilità di un nuovo approccio normativo.Il Legislatore europeo è intervenuto dettando la nuova normativa dell’AI ACT, il Regolamento n. 1689/2024, che si muove lungo più direttrici: raggiungere un mercato unico dell’IA, aumentare la fiducia dei consociati, prevenire e mitigarne i rischi e, infine, sostenere anche l’innovazione della medesima IA. In un contesto di così ampio respiro, e in continuo divenire, qual è il ruolo del giurista?Il volume offre al lettore un primo strumento organico approfondito ed esaustivo per mettere a fuoco l’oggetto delle questioni e la soluzione alle stesse come poste dalla normativaeurounionale, dallo stato dell’arte tecnico e giuridico alle problematiche in campo: la proprietà intellettuale, le pratiche di IA proibite, il rapporto con il GDPR e la compliance per l’IA in base al rischio, i nuovi obblighi a carico di imprese, fornitori e utenti. Giuseppe CassanoDirettore del Dipartimento di Scienze Giuridiche della European School of Economics di Roma e Milano, ha insegnato Istituzioni di Diritto Privato presso l’Università Luiss di Roma. Avvocato cassazionista, studioso dei diritti della persona, del diritto di famiglia, della responsabilità civile e del diritto di Internet, ha pubblicato numerosissimi contributi in tema, fra volumi, trattati, voci enciclopediche, note e saggi.Enzo Maria TripodiGiurista specializzato nella contrattua listica d’impresa, nella disciplina della distribuzione commerciale, nel diritto delle nuove tecnologie e della privacy e la tutela dei consumatori. Già docente presso la LUISS Business School e professore a contratto di Diritto Privato presso la facoltà di Economia della Luiss Guido Carli di Roma. Ha insegnato in numerosi Master post-laurea ed è autore di numerose pubblicazioni con le più importanti case editrici. 

 

Giuseppe Cassano, Enzo Maria Tripodi | Maggioli Editore 2024

2. Giurisprudenza


Il principio di non discriminazione è sancito non solo dalla Costituzione italiana (art. 3), ma anche da normative europee come il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) e la Direttiva sull’Uguaglianza di Trattamento (Direttiva 2000/78/CE). Queste disposizioni richiedono che l’uso delle tecnologie rispetti i diritti fondamentali e garantisca un trattamento equo per tutti i lavoratori.
In Italia, alcuni Tribunali si sono già trovati alle prese con il nuovo “mood” tecnologico, evidenziando le criticità connesse all’uso di algoritmi nel contesto aziendale. Il Tribunale di Palermo ha sottolineato come l’opacità dei sistemi algoritmici possa compromettere i diritti dei lavoratori, mentre il Tribunale di Torino ha posto l’attenzione sui rischi che tali strumenti possono comportare per le libertà sindacali e il diritto di sciopero.

3. Strategie di prevenzione della discriminazione indiretta nell’Intelligenza Artificiale aziendale


L’implementazione dell’intelligenza artificiale richiede non solo competenze tecniche, ma anche un approccio etico e responsabile. Ecco le principali strategie che le aziende dovrebbero adottare per minimizzare i rischi di discriminazione:

3.1. Valutazione di impatto etico e legale


Prima di introdurre un sistema di IA, è cruciale effettuare una valutazione d’impatto approfondita, come suggerito dal GDPR per i trattamenti di dati ad alto rischio. Questa valutazione dovrebbe includere:

  • Analisi dei dati di addestramento: verificare che i dati non siano sbilanciati o riflettano pregiudizi storici.
  • Valutazione degli effetti: simulare scenari per identificare eventuali disparità nei risultati.
  • Coinvolgimento degli stakeholder: includere esperti legali, tecnici e rappresentanti dei lavoratori nella fase di progettazione.

3.2. Trasparenza algoritmica


Gli algoritmi devono essere progettati per garantire la spiegabilità (explainability). Ciò significa che il processo decisionale deve essere comprensibile non solo per i tecnici, ma anche per i dipendenti e le autorità di controllo. Le aziende possono adottare:

  • Modelli interpretabili: privilegiare algoritmi che permettano di tracciare i fattori determinanti per una decisione.
  • Documentazione dettagliata: creare report che spieghino il funzionamento del sistema, i dati utilizzati e le eventuali misure correttive adottate.

3.3. Monitoraggio e audit continui


Anche i sistemi di IA più avanzati possono sviluppare comportamenti inaspettati. Per questo motivo, è fondamentale:

  • Monitorare le performance: verificare periodicamente che l’algoritmo stia operando secondo gli obiettivi prefissati.
  • Effettuare audit indipendenti: incaricare esperti esterni di valutare i sistemi e segnalare eventuali rischi di discriminazione.
  • Aggiornare i dati di addestramento: rimuovere o bilanciare dati problematici in base ai risultati del monitoraggio.

Potrebbero interessarti anche:

3.4. Supervisione umana


L’IA deve supportare le decisioni umane, non sostituirle completamente. Questo è particolarmente importante in ambiti come la selezione del personale o le promozioni, dove le scelte automatizzate potrebbero influenzare la carriera dei lavoratori. I supervisori devono:

  • Intervenire nelle decisioni critiche: rivedere le valutazioni dell’algoritmo in caso di dubbi su possibili discriminazioni.
  • Accedere ai dati di input e output: per comprendere meglio le decisioni del sistema.

3.5. Formazione e consapevolezza


Una cultura aziendale basata sull’etica e sull’inclusione richiede che tutti i dipendenti siano informati sui rischi e le opportunità legate all’Intelligenza Artificiale. Le aziende dovrebbero:

  • Formare i team tecnici: sull’analisi dei dati e sui principi di progettazione inclusiva.
  • Educare i responsabili HR: affinché comprendano i limiti e i rischi dell’IA nella gestione del personale.
  • Promuovere l’inclusione: sviluppare programmi per sensibilizzare sui temi della diversità e del rispetto dei diritti.

3.6. Collaborazione con autorità ed esperti


Le aziende dovrebbero collaborare con le autorità di regolamentazione e gli esperti del settore per allineare i propri sistemi di IA alle migliori pratiche internazionali. Ciò potrebbe includere:

  • Conformità alle normative: rispettare le leggi locali e internazionali sulla protezione dei dati e la non discriminazione.
  • Sperimentazione controllata: avviare progetti pilota sotto la supervisione di esperti per testare nuove applicazioni di IA in modo sicuro.

3.7. Utilizzo di dati sintetici


Per ridurre i rischi associati ai dati storici, le aziende possono utilizzare dati sintetici, cioè dati generati artificialmente per simulare scenari reali senza riflettere pregiudizi preesistenti. Questi dati, se progettati correttamente, consentono di addestrare gli algoritmi in modo più equo.

3.8. Coinvolgimento dei lavoratori


Infine, è essenziale coinvolgere i lavoratori nel processo di adozione dell’AI. Attraverso il dialogo con i sindacati e i rappresentanti dei dipendenti, le aziende possono:

  • Anticipare le preoccupazioni: comprendere i timori dei lavoratori e rispondervi in modo appropriato.
  • Creare fiducia: dimostrare che l’Intelligenza Artificiale è uno strumento per migliorare le condizioni di lavoro, non per sostituire o penalizzare i dipendenti.

4. Il coraggio del cambiamento


L’intelligenza artificiale non è un’entità neutra: è uno specchio che riflette i bias, le disuguaglianze e le priorità della società che la crea. Prevenire la discriminazione non significa solo correggere algoritmi difettosi, ma affrontare i problemi strutturali che quei difetti mettono in luce. Questa è la vera sfida: non solo limitare i danni, ma trasformare l’IA in uno strumento che promuova attivamente equità e giustizia.
Le aziende hanno davanti a sé un bivio. Possono scegliere di adottare l’IA senza riflettere sulle sue implicazioni, accettando il rischio di perpetuare ingiustizie, oppure possono guidare un cambiamento culturale che vada oltre il profitto immediato. La discriminazione indiretta non è una fatalità tecnologica: è un fallimento umano, che può e deve essere evitato con responsabilità e coraggio.
Non si tratta solo di rispettare normative o evitare scandali, ma di ridefinire cosa significhi essere innovatori. Le imprese che investono nella trasparenza, nell’etica e nella diversità non costruiscono solo migliori tecnologie: costruiscono un futuro in cui la tecnologia non divide, ma unisce. Un futuro in cui l’IA non ripete il passato, ma aiuta a superarlo.
Il vero progresso non si misura solo in efficienza o profitto, ma nella capacità di garantire che nessuno sia lasciato indietro. L’intelligenza artificiale può essere il catalizzatore di questo progresso, a patto che ricordiamo sempre che dietro ogni algoritmo c’è una responsabilità che non può e non deve mai essere delegata alla macchina.

Formazione per giuristi


Per approfondire i temi dell’intelligenza artificiale, abbiamo organizzato il “Master in Intelligenza artificiale per avvocati e imprese – Come utilizzare l’AI generativa per un vantaggio competitivo nel settore legale”
Il Master in Intelligenza Artificiale per Avvocati e Imprese è un percorso formativo avanzato, progettato per fornire a professionisti del settore legale e imprese le conoscenze e le competenze necessarie per orientarsi e utilizzare al meglio le potenzialità dell’AI generativa. Attraverso un approccio pratico, il corso illustrerà i principali tool di AI in uso e mostrerà ai partecipanti come integrare l’AI nei processi lavorativi, migliorando l’efficienza, riducendo i costi e innovando i servizi offerti.Il corso ha una durata totale di 21 ore, articolate in sette incontri da tre ore ciascuno, e include dimostrazioni pratiche in cui verranno illustrate tecniche per la creazione di Prompt efficaci e un framework per la creazione di un GPT personalizzato, focalizzato sulle esigenze del settore legale.
>>>Per info ed iscrizioni<<<
Prenotazione servizio di consulenza
Puoi prenotare un servizio di consulenza personalizzato sulle specifiche esigenze della tua impresa o professione con il docente Claudio Gionti, compilando il modulo disponibile al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScnwEL4P3B76WZRaoW9FnpcwT9Uh570ZAQfisMgTaDVsOzEMg/viewform

Avv. Luisa Di Giacomo

Scrivi un commento

Accedi per poter inserire un commento